Buona vita, Mariza!

Dicono che quando siamo felici non ci facciamo caso. Ma la tristezza e la disperazione non puoi non notarle, ti si raggomitolano nel grembo o ti pesano sulle spalle, qualche volta ti fanno urlare e a volte ti fanno venir voglia di fermarti, per sempre.
Questa è la storia di Mariza, una donna venezuelana che abbiamo conosciuto in un momento molto delicato della sua vita e che abbiamo sostenuto grazie al progetto Pace e Salute nella città di Cusco.

La vita in Venezuela

È il 2017, Mariza ha 50 anni, vive in Venezuela con suo marito e ha un salone di bellezza. La crisi nel suo paese va avanti già da 4 anni e non accenna a migliorare. Nel giro di un anno rimane vedova ed è costretta a chiudere il suo salone. A novembre 2018 decide, a malincuore, di lasciare il Venezuela. Arriva in Perù con il passaporto e il visto turistico. Il suo sogno è di tornare a lavorare come parrucchiera, il lavoro che le piace e che sa fare bene.
Ma la vita era pronta a sferrare un altro colpo molto duro: Mariza diventa vittima della tratta degli esseri umani.

Che cos'è la tratta degli esseri umani?

“La trattaè una forma di schiavitù. È considerato uno dei tre grandi reati internazionali per diffusione a livello globale e numero di casi insieme al traffico di stupefacenti e al commercio di armi.
Gli esseri umani, nati liberi e per essere liberi, diventano così una merce da vendere e comprare al pari di droghe o Kalashnikov.
I moderni schiavisti impongono alle vittime di prostituirsi, le sottopongono a lavoro forzato e/o all'espianto degli organi. Esiste qualcosa di peggiore dell'approfittarsi della necessità di vivere degli altri? Sì, esiste. Le vittime infatti non sono solo uomini e donne, adulti e anziani, ma anche bambini.
Come può una persona diventare schiava, nel III millennio? Purtroppo non è difficile, basta essere in un momento di vulnerabilità e avere bisogno di aiuto perché colui che a prima vista sembra un buon samaritano diventi poi un aguzzino che usa l’inganno, l’abuso di potere, la frode, la coercizione per costringere all'ubbidienza chi gli ha chiesto aiuto.

Tre anni di sofferenza

L'aggressore di Mariza sembra una brava persona disposta ad aiutarla, ma l'inganno dura poco. Le requisisce e brucia il passaporto e il visto. Mariza ora è nelle sue mani, per lo Stato peruviano non esiste, non può rivolgersi alla polizia e non può chiedere aiuto. Lui minaccia di denunciarla alla polizia e di farla deportare in Venezuela se si ribella.
Così iniziano tre anni di vessazioni, di lavoro clandestino passando da un datore di lavoro all'altro, minacciata costantemente e pagata una cifra irrisoria, quelle poche volte che riceve dei soldi.
Mariza resiste tre anni, poi il Giovedì Santo di quest'anno prende una decisione grande quanto il suo dolore: decide di andarsene da questa terra.
Mariza non lo sapeva, ma accanto aveva un angelo che è corsa da nostri Agenti Facilitatori per raccontarci cosa stava succedendo così che potessimo soccorrerla.

Inizia la risalita

Gli Agenti Facilitatori l’hanno subito portata in ospedale dove è rimasta ricoverata per alcuni giorni, poi lo staff del Policlinico Vannucci Maiani ha iniziato a sostenerla offrendole un primo soccorso psicologico (PAP). Grazie al supporto di Caritas è iniziato un percorso con psicologhe e psichiatre perché nemmeno Mariza vuole davvero che questi ultimi 3 anni siano il motivo per cui la sua vita finisce. Possono essere un punto e virgola, una pausa in quel gran discorso che è la vita, ma non vuole, e noi con lei, che sia la fine.

Al Vannucci Maiani le trovano la fibromialgia, una malattia che provoca dolore ai muscoli, ai legamenti e ai tendini. La sindrome può essere tenuta sotto controllo, ma il trattamento è molto costoso se, come Mariza, non si ha diritto all'assistenza sanitaria gratuita. Tre anni nascosta, senza documenti né permesso di soggiorno, hanno minato non solo la sua psiche, ma anche i suoi diritti.
Così presentiamo la richiesta per il CPP, Carné de Permiso Temporal de Permanencia, un documento che può essere richiesto da migranti e rifugiati che sono entrati in Perù dopo l’ottobre 2020 in modo irregolare o che, come nel caso di Mariza, avevano visto scadere il loro permesso di soggiorno.
Come sappiamo il Perù è stato travolto dall'ondata migratoria dal Venezuela e fa fatica a tenere il ritmo nella concessione di visti e permessi temporanei, ma incredibilmente questa volta la richiesta è accettata in tempi rapidissimi e Mariza potrà non solo essere curata, ma anche essere assunta regolarmente.

Mariza piano piano tornerà a fare la parrucchiera per un datore di lavoro che la terrà in considerazione, oppure lei stessa aprirà un salone, chissà.
Noi le rimaniamo accanto, così come rimaniamo accanto a chiunque ci chieda aiuto.

Buona vita Mariza!

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Mariza beneficiaria progetto Pace e Salute
Mariza con il suo CPP

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