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Pace e salute nella città di Cuzco

progetto di inclusione sociale di migranti venezuelani nella città di Cusco, Perù

A partire dal 2013 il Venezuela sta attraversando una crisi economica e umanitaria che ha costretto milioni di cittadini ad emigrare negli stati limitrofi.
In particolare, dal 2016 a giugno 2020 il flusso migratorio verso il Perù è passato da circa 12.000 persone a quasi 830.000 (dati Response for Venezuelans R4V aggiornati a giugno 2020) e la comunità venezuelana è la comunità straniera più numerosa, secondo i dati dell’Encuesta dirigida a la Poblacion Venezolana que reside en el Pais (ENPOVE) 2018.
Il Perù ha, fino al 31 dicembre 2018, concesso il Permesso di soggiorno temporaneo (PTP) al fine di garantire, per un anno, lo status di migrante regolare all’interno del Paese. Da giugno 2019, nel tentativo di limitare gli ingressi, ai venezuelani è richiesto di avere il passaporto per entrare in Perù. Le difficoltà di accesso all’ufficio rilascio passaporti di Caracas, il costo proibitivo e la corruzione dilagante impediscono l’ottenimento del passaporto per la maggioranza dei venezuelani che raggiungono la frontiera col Perù (secondo un sondaggio condotto da OIM e UNICEF a Tumbes a luglio 2019 solo il 35% ne era provvisto).
Attualmente, l’unico modo per entrare in modo regolare in Perù senza passaporto consiste nel fare richiesta di asilo ed essere riconosciuto come rifugiato. Al momento della presentazione della domanda di status di rifugiato, la Secretaría Ejecutiva de la Comisión Especial para los Refugiados rilascerà un documento provvisorio con rinnovo obbligatorio ogni 60 giorni, che consentirà il soggiorno nel Paese in qualità di richiedente asilo. Entro 60 giorni lo Stato dovrebbe dare una risposta alla domanda d’asilo e, in caso di accoglimento, concedere il  carné de extranjeria che consente di compiere atti civili, amministrativi e giudiziali in qualità di stranieri residenti. Il numero di domande ha superato di gran lunga la capacità di risposta della Repubblica Peruviana che può arrivare a dare una risposta anche dopo 4 anni dalla presentazione della richiesta.
A questa difficile situazione si aggiungono i disagi creati dalla pandemia. Il lockdown rigido, durato più di tre mesi, ha riguardato anche i migranti venezuelani presenti attualmente nel Paese, di cui si stima che almeno 200,000 versino in condizione di vulnerabilità (dati Acnur, aprile 2020) e siano attualmente privi di dimora. Le nuove misure di emergenza stanno dunque avendo un forte impatto sui migranti e rifugiati venezuelani, portando ulteriori limitazioni all'assistenza e all'accesso ai servizi.

Il progetto opera a Cusco, dove vivono 2,695 venezuelani regolarmente registrati (44% donne; 56% uomini) e 4,642 richiedenti asilo, ai quali si aggiunge verosimilmente un elevato numero di individui che permangono irregolarmente sul territorio (dati Superintendencia Nacional De Migraciones al 25/06/2020).
L’obbiettivo è potenziare l’informazione sui procedimenti di regolarizzazione migratoria e di affiliazione al sistema sanitario nazionale e, allo stesso tempo, migliorare la salute ed il benessere dei migranti venezuelani nella città di Cusco, offrendo servizi sanitari gratuiti, educazione alla salute e formazione professionale al personale sanitario locale.

DURATA: 7 mesi (settembre 2020 - aprile 2021)

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